Maria Pascoli e il fascismo

Introduzione

Maria Pascoli, a lungo relegata nel ruolo di nume tutelare e vestale della memoria del fratello, dedicò particolare attenzione alle di lui carte, silenziose e parlanti depositarie non solo di un’intera opera poetica ma di tutta una vita. L’oggetto che interessa però questa trattazione non è l’archivio di Giovanni, bensì quello di Maria Pascoli stessa.

L’archivio di Maria è rimasto per lungo tempo in secondo piano, tanto che lo stesso Donadoni, nell’inventario redatto, poco si curò delle carte della candida soror, giudicandole di: “scarsa importanza (…) nei confronti dell’opera e della persona del fratello (…); i riferimenti al poeta non hanno significati particolari, né possono suscitare interesse di studio o di ricerca”. Queste parole troverebbero conferma già nella scarsa attenzione che l’archivio di Maria sembra aver ricevuto, non tanto da Donadoni, ma da Maria stessa. Le sue carte appaiono infatti prive di quella sistematicità e organizzazione che ella diede all’archivio di Giovanni, probabilmente perché lei per prima non considerava utile, ai fini del proprio lavoro di costruzione della memoria del fratello, trattarle con i medesimi criteri con cui prese in mano l’archivio di lui.

Lo studio di queste carte, di conseguenza, è stato sino ad oggi reso difficoltoso dallo stato di ordinamento e dalla mancanza di idonei strumenti descrittivi del fondo.

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Il percorso “Maria Pascoli e il fascismo” è stata redatto da Sara Moscardini nel gennaio 2014.

L’archivio di Mariù

Le quarantasei cassette dell’archivio di Maria si aprono con il carteggio da lei tenuto a partire dagli anni ’80 dell’800 sino al momento della morte, nel 1953: una rete di rapporti personali, amicizie, segnalazioni, raccomandazioni, incentrata sul mondo barghigiano, che però si intesse e si completa con un fitto nucleo di corrispondenza con l’ambiente editoriale, le associazioni culturali, le istituzioni.

Segue materiale più strettamente personale, come le agende che Maria tenne regolarmente dal 1920 al 1952, o i quaderni scolastici sia suoi che di Ida; documentazione riguardante la sfera “pubblica” di Maria, comprensiva di documenti di carattere amministrativo, del materiale relativo alla causa Mondadori – Zanichelli e alla causa Morandi, della documentazione relativa all’attività del comitato per le onoranze funebri e la sistemazione della tomba di Pascoli. Le ultime cassette conservano la produzione letteraria di Maria stessa, vale a dire il manoscritto di “Lungo la vita di Giovanni Pascoli” e l’opera poetica della candida soror.

Questa mole documentaria è ancora inesplorata, pronta ad offrire numerosi spunti di ricerca. Maria può continuare a parlare attraverso le proprie carte, rivelandoci aspetti biografici e letterari prima sconosciuti, e le carte di Maria possono essere in grado di parlarci ancora di lei e far rivivere anche quelle situazioni e quelle temperie storiche che forse lei per prima cercò di occultare.

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Cosa raccontano le carte

Quel che emerge in particolar modo dall’archivio di Maria è un intervento di damnatio memoriae relativo ai rapporti tra la sorella del poeta e il fascismo. È sempre stata assodata la posizione di consenso che Maria tenne nei confronti del fascismo, ed altrettanto diffusa la convinzione che forse la stessa Mariù abbia cercato di cancellarne il ricordo.
A questa affermazione conduce l’analisi di diverse fonti che si intrecciano tra loro: agende, fotografie, giornali, semplici annotazioni.

Anzitutto le agende. Esse riportano la narrazione dei diversi viaggi che Maria fece nella capitale dal 1925 al 1938; in tali occasioni la sorella del poeta conobbe e frequentò personalmente il Duce. Le agende di questi anni sono costellate di commenti, relativi non solo alle udienze con il Capo del Governo, ma anche ai rapporti con le istituzioni politiche locali, alle visite di personaggi di regime, agli eventi politici di risonanza nazionale. Sempre le agende ci confermano la presenza di un rapporto epistolare col Duce: Maria scrive a Mussolini per affari editoriali, per la costruzione dell’asilo, per la sistemazione della tomba del fratello; alla luce di uno spoglio sistematico delle carte di Mariù, non rimane però traccia di questa corrispondenza.

Il carteggio di Mariù non è però stato del tutto toccato: sopravvivono testimonianze di rapporti epistolari con personaggi illustri di regime; in particolare un nucleo documentario è costituito dalla corrispondenza con il Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai, col quale Maria intrattenne rapporti di sincera stima e amicizia, tanto da arrivare a rivolgersi l’uno all’altra utilizzando il “tu”, circostanza rarissima tra i corrispondenti di Maria.

Tracce di un intento censorio sono inoltre leggibili in interventi operati sulle agende. Per il 1934 e il ‘36 le carte presentano una asportazione in corrispondenza di alcune frasi; in altri casi il testo appare eraso. Sottolineiamo inoltre la completa assenza dell’agenda del 1930, anno in cui Mussolini si recò in visita a Barga e a Castelvecchio: un vuoto singolare, data l’abitudine di Maria di tenere regolarmente diari. Della visita del Duce non sembra essere rimasta concreta traccia all’interno delle carte di Maria. A farci toccare con mano la consistenza di questa rimozione è una lapide commemorativa, tutt’oggi presente dentro Casa Pascoli, in una stanza di passaggio attigua allo studio. La lapide, originariamente murata all’esterno a lato della porta della cappella, riportava la data della venuta di Mussolini a Castelvecchio – il 15 maggio 1930 -, e le parole pronunciate dal Duce nell’occasione: “Silenzio! Qui si entra nella casa della poesia”.

Un’altra visita illustre a Caprona sembra aver subito una cancellazione all’interno dell’archivio di Mariù: vale a dire quella della principessa Maria José di Savoia nel 1937, in occasione del venticinquesimo anniversario dalla morte del poeta; più precisamente questo appuntamento chiudeva un ciclo di conferenze dedicato a Pascoli presso il Lyceum fiorentino. Il “vuoto” di memoria della visita di Maria Josè tra le carte di Maria si è palesato in seguito al recente recupero di un album di fotografie scattate in occasione della visita. Queste inedite immagini sono conservate all’interno dell’archivio di Jolanda de Blasi, allora presidentessa della sezione letteratura del Lyceum; donna di notevoli simpatie nei confronti del regime e già da tempo in contatto epistolare con Mariù, la De Blasi aveva partecipato in prima persona all’organizzazione del ciclo di conferenze pascoliane e della visita della principessa.

Da questo esempio, appare scontata l’importanza delle fonti che non hanno potuto essere controllate né eliminate. Tra queste spiccano i giornali: è dalle pagine dei quotidiani e delle riviste d’epoca che sopravvivono testimonianze concrete degli stretti rapporti tra Maria e il fascismo: visite ufficiali, esistenza di rapporti epistolari, elargizioni in favore dell’Asilo. Tra le diverse testate in particolare la serie de “La Corsonna”, giornale barghigiano dell’epoca, evidentemente per orgoglio locale tendeva nei propri articoli a sottolineare a piè sospinto la frequenza e la consistenza dei rapporti di Maria con le gerarchie fasciste: la sorella del poeta diveniva in questa luce nume tutelare del territorio barghigiano e, più concretamente, catalizzatrice di risorse amministrative ed economiche.

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Conclusioni

Ci sono però anche “vuoti” nell’archivio non direttamente imputabili a Mariù, e che anzi gettano luce sulla sua figura. Nel diario del 1944, Maria interrompe la stesura col mese di settembre. Barga e la sua popolazione vivevano uno dei momenti più drammatici della propria storia, trovandosi sulla Linea Gotica e subendo distruzioni, rastrellamenti, cannoneggiamenti, deportazioni, uccisioni.

Una persona racconta cose accadde alla candida soror in quei tremendi giorni: il parroco di Castelvecchio Leonello Chiappa, il cui diario fu pubblicato da Bruno Sereni sul “Giornale di Barga” e poi raccolto nel volume “La guerra a Barga”. Ricorda il canonico: “Mentre mi preparo per celebrare la messa, viene una donna e mi consegna un manifesto scritto a macchina… in esso, in termini perentori, si ordina lo sfollamento di Castelvecchio entro le ore 7 del giorno 18… chi dopo quell’ora sia trovato nelle cantine, nei rifugi, nei giardini sarà considerato spia e fucilato… La signorina Pascoli non ne vuol sapere… Mi pregano di andare a persuaderla… Adopero ogni mezzo, ma tutto è inutile. Le sue parole sono queste: Sono vecchia; che cosa possono farmi i tedeschi? Non so rassegnarmi ad andare in casa d’altri: perdere così la mia libertà, le mie abitudini. Eppoi Brigo (il cane) non vuole abbandonare la casa; la devo abbandonare io? E d’altronde cosa farei al mondo, se tutto andasse distrutto?”.

Il 19 ottobre, alla notizia che Castelvecchio sta per essere bombardata, dice il sacerdote, “ci mettiamo tutti attorno alla signorina per pregarla di desistere dal suo proposito… Ma la risposta è sempre questa: Andate pure tutti; io rimango sola; ci sono abituata… Si tenta l’ultima carta: allontanarsi un poco per tutta la giornata da Caprona, andare in una casa in aperta campagna in attesa degli eventi e, quindi, se è il caso, tornare. Finalmente Maria accetta… andiamo verso i Paroli, senza incontrare anima viva… La signorina, si vede, si trova fuori del suo ambiente, pensa al cane… improvvisamente si alza e dice: Io me ne torno a casa! Tutti siamo a pregarla di aspettare ancora un poco… tutto è inutile: si avvia sola con la sua donna di servizio.. Si arriva a Caprona che non è ancora mezzogiorno: siamo stati fuori circa due ore. Appena la signorina è in casa… di tetra, triste, diviene sorridente e loquace…”.

Tale testimonianza, con tutte le carte di Maria, non fa altro che confermare l’irrevocabile vocazione della sorella del poeta, come la ebbe a definire Arnaldo Mussolini, fratello del Duce e direttore del Popolo d’Italia, “vigile e silente custode di sogni, di dolori e di memorie”.

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